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Il Parco Geominerario, Storico ed Ambientale della Sardegna. Una grande incompiuta

Scritto da Ass.ne Progetto Comune   
Venerdì 18 Novembre 2011 23:44

Accogliamo e pubblichiamo con piacere l’articolo del geologo Aldo Pusceddu che assieme ai volontari della “Consulta delle Associazioni per il parco Geominerario, Storico ed Ambientale della Sardegna” presidiano la sede della Presidenza della Giunta di Villa Devoto.

Dall’alba di martedì 27 settembre 2011, i volontari appartenenti alla Consulta delle Associazioni per il Parco Geominerario, Storico ed Ambientale della Sardegna presidiano giorno e notte la sede della Presidenza della Giunta di Villa Devoto, a Cagliari.

 

E vi rimarranno sino a quando non si arriverà alla firma, tra il  Presidente della Regione Sardegna e il Ministro dell’Ambiente, sull’intesa che definisce la riforma, lo statuto, il consiglio direttivo e la pianta organica del Consorzio del Parco.
La molla che ha fatto scattare la mobilitazione è stato l’ammonimento - il famoso “cartellino giallo” -  che la commissione tecnica dell’UNESCO ha sancito, nella sua visita di agosto, nei confronti dell’inoperosità del Consorzio Parco, dovuta esclusivamente alla sua “gestione commissariale” che si protrae oramai, oltre ogni ragionevole limite di decenza politica, dal 2007.
A questo punto la Consulta delle Associazioni – organo consultivo previsto dallo statuto del Consorzio quale espressione delle popolazioni del Parco - decide di rompere gli indugi e passare ad una fase di maggior pressione verso i rappresentanti politici isolani che, indistintamente a 360°, perpetuano il loro assordante silenzio verso un Ente che ha come finalità la conservazione, la valorizzazione  e la fruibilità dell’immenso patrimonio minerario isolano, a partire dall’ossidiana di Monte Arci sino alle attività più recenti.

E’ del 30 luglio 1998 il riconoscimento dell’UNESCO nel quale questa storia millenaria fatta di uomini, luoghi e valenze paesaggistiche, mineralizzazioni talvolta uniche al mondo, conquiste economiche e sociali delle popolazioni interessate e innovazioni tecniche tuttora utilizzate, viene universalmente riconosciuta quale “patrimonio dell’umanità”, diventando anche il primo esempio emblematico della rete mondiale dei “Geositi e Geoparchi” voluta dall’UNESCO.
Ma questo non basta allo Stato Italiano perché è necessaria  l’occupazione per un anno del Pozzo Sella di Monteponi per convincere il legislatore all’emendamento in Finanziaria 2001 e al successivo decreto legislativo dell’ottobre 2001, affinché il Consorzio del Parco Geominerario, Storico ed Ambientale della Sardegna vedesse la luce.

Gli anni successivi trascorrono tra molte ombre e poche luci  per quanto riguarda l’attività dell’Ente Parco; la complessità del suo Consiglio Direttivo (rappresentato da Comuni, Regione, Provincie, Ministeri ed Università di Cagliari e Sassari) fa sì che la sua operatività sia quasi nulla in termini di decisioni, progettualità ed esecuzione e per mancanza di pianta organica, sufficiente e qualificata.

Nell’ottobre 2007 il Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio scioglie il Consiglio Direttivo del Parco e ne affida la gestione commissariale a Giampiero Pinna con il compito di predisporre la riforma dell’Ente, il Piano Socio-Economico e la pianta organica. La proposta di riforma si arena però sul tavolo della Presidenza Regionale e al successivo cambio del quadro politico nazionale e regionale, Giampiero Pinna viene sostituito, quale commissario, da Antonio Granara.

Per ben due volte inoltre l’Ente Parco viene salvato dalla cancellazione quale “ente inutile”: la prima per evitare la figuraccia davanti all’UNESCO e la seconda, la più recente e grazie all’emendamento del senatore Francesco Sanna, nei confronti dell’ultima manovra finanziaria.

Ci troviamo quindi davanti a ben quattro anni di gestione commissariale del Consorzio Parco, deleteria e indecente oltre ogni limite, dove una politica isolana – mai presente in questo periodo presso i Ministeri competenti per sollecitarne la funzionalità – prosegue tranquillamente nell’ignorare quali opportunità di sviluppo e di nuova crescita economica siano insite in questi territori, a valle della chiusura dell’attività estrattiva.

E l’incapacità di questi “politicanti”, voluta o naturale, risulta ancora più offensiva nel vedere cosa altri paesi hanno saputo fare nella riconversione di bacini minerari dismessi. La regione carbonifera della Ruhr, in Germania, è stata letteralmente  “stravolta” nel giro di 6/7anni con la riqualificazione ambientale di territorio e strutture ai fini turistico - sociali, operazione che oltre a decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, ha creato flussi turistici per circa 2 milioni di visitatori/anno e fatto guadagnare a quella regione e alla città di Essen  il titolo di “Capitale Europea della Cultura”.
Ma senza uscire dai confini nazionali, basti dire che il Parco delle Colline Metallifere Toscane – nato sull’onda del Decreto Legislativo per Il Parco Geominerario della Sardegna – è già operativo in molte delle sue prerogative da circa 3 anni.

Ecco allora perché lottano i presidianti di Villa Devoto, perché davanti a tali esempi non è più tollerabile che questi politici siano artefici di tanta insensibilità verso la memoria storica dei nostri padri in miniera e così colpevoli di noncuranza verso il bisogno di lavoro dei nostri giovani.
Ecco perché il “cartellino giallo” dell’UNESCO rappresenta l’ultima chiamata verso lo Stato Italiano ma soprattutto verso la Regione Sardegna.

Aldo Pusceddu

 

Aggiornamento

 

Dopo 52 giorni di presidio siamo ancora lì, davanti all’ingresso di Villa Devoto. Alle due tende e al gazebo originari si è aggiunto un camper per far fronte alle condizioni climatiche che pian piano peggiorano.

Tante le manifestazioni di solidarietà e di incoraggiamento ricevute, numerose le visite di esponenti del mondo politico, sindaci e presidenti di provincie, vescovi, sindacati, semplici cittadini.
Assordante invece il silenzio della Presidenza Regionale, alla quale - da circa un mese – ricordiamo la nostra presenza con il suono di una sirena da miniera che ogni 4 ore scandisce l’avvicendarsi dei turni di lavoro e delle loro pause, proprio come in miniera.

Ora pare che finalmente ci sarà a breve un incontro tra Presidente della Giunta, rappresentanti della Comunità del Parco (Sindaci, Provincie ed Università) e della Consulta delle Associazioni.
Noi attendiamo, fiduciosi in una positiva conclusione della protesta ma anche coscienti che dopo 52 giorni non ci bastano le “promesse”, ma abbiamo maturato il diritto ai “fatti”.

Aldo Pusceddu

 

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