I netixeddasa de tziu Mundiccu
Scritto da Paola Ortu   
Domenica 06 Novembre 2011 17:52

Con un piede nel passatoVivevo "in continente" da piccola, venivamo a Villacidro in estate, vacanze che a me sembravano infinite; allora ero convinta che trascorressimo qui almeno tre mesi, si sa,da piccoli tutto ci sembra più lungo, più grande, più luminoso, più bello insomma.

Nonno lavorava da sempre gli orti, i giardini,di un ricco proprietario terriero. Uno di questi si trovava dove ora è stato creato un piccolo parco giochi nei pressi della Spendula.


Piante di arance e mandarini, frutta esotica per noi,(ricordo ancora la nostra gioia quando un natale venne lui a trovarci, e portò una valigia piena di agrumi dall’ aroma meraviglioso e sconosciuto).

 


Una mattina con mio padre, andammo a trovarlo lì all’orto, con le mie sorelle ci mettemmo subito a giocare con l’ acqua della canaletta. Foglie, piccoli fuscelli divennero subito piccole barchette trasportate dalla corrente dell’ acqua.

 

Caldo, estate, profumo di terra, le cicale: come sempre mi sembrò di aver trascorso ore lì nell’orto di nonno Raimondo. Venne l’ora di tornare a casa per il pranzo, e papà ci disse che saremmo potute tornare in paese sul carrettino di nonno. Si perché, come tanti contadini anche lui aveva il suo asinello col carretto. Ricordo che l’asinello si chiamava Mebixedda (piccola mela), nome allora,molto in voga tra gli asinelli, non so perché.


E così ancora ricordo quel viaggio di ritorno, nonno che guidava l’ asinello e noi tre sedute da brave sull’asse che serviva da panchetta. Ricordo la gioia, il lento andare, e noi che ridevamo felici.

Percorremmo la vecchia strada per Gonnosfanadiga, e incrociando qualche altro carretto, o più spesso qualche persona a piedi, vedevo che nonno rallentava un po’ e salutava o scambiava due chiacchiere.
Tutti però gli chiedevano la stessa cosa - e chi funti custas pippiasa ? - e lui col suo modo mite e pacato rispondeva :  - netixedda miasa, beinti de continenti -.


Nonno era un uomo mite e schivo, non ricordo di averlo mai sentito alzare la voce, o ridere a bocca aperta, ho sempre immaginato che quel giorno tornando dalla campagna con noi tre sul carretto, sorridesse felice nel rispondere "netixedda miasa, beinti de continenti".