A proposito dell'iniziativa su Gramsci
Scritto da Ass.ne Progetto Comune   
Martedì 22 Maggio 2012 22:41

Gianni Fresu, Caffè Letterario, 16 Maggio 2012 A una settimana di distanza dalla partecipata e applaudita iniziativa che la nostra Associazione ha organizzato e proposto, molti sono coloro che ci hanno chiesto di approfondire i temi della serata in cui Gianni Fresu, storico dell’università di Cagliari, ci ha presentato il suo libro

“Il diavolo nell’ampolla” - Antonio Gramsci, gli intellettuali e il partito (La Città del Sole, Napoli, 2005).

Diamo quindi risposta alle numerose richieste che ci sono giunte, riportando l'indirizzo del sito di Gianni Fresu (www.giannifresu.it) e invitando tutti a visitarlo.

Al suo interno, oltre ad assaporare lo stile semplice ma efficace dell'autore, è anche possibile acquistare online il volume presentato a Villacidro il 16 Maggio, e altre sue  pubblicazioni.

Riportiamo anche l'introduzione curata da Enrico Piras, che egli stesso ci ha letto durante la manifestazione :

"La nostra associazione ha organizzato questo evento per ricordare la figura di Antonio Gramsci in occasione del settantacinquesimo anniversario della morte. Non vogliamo, però, scadere nella solita commemorazione da vedove affrante. Ci preme piuttosto soffermarci sulla condizione attuale dell’intellettuale sardo che oserei definirla di “eterno imputato”. Benché morto settantacinque anni fa, gli si attribuiscono fatti, parole e persino pensieri da lui mai posti in essere. Ciclicamente si propongono nuove tesi o teorie sul conto di Gramsci, mai suffragate da fonti attendibili ma con il solo intento di denigrare Gramsci e la storia del Partito Comunista in Italia. Ne richiamo alcune:

1) Mussolini protettore di Gramsci che per difenderlo dai suoi stessi compagni lo ospita in galera;

2)la conversione cattolica in punto di morte;

3) la svolta ideologica di Gramsci a partire dal 1926 verso idee liberali;

4) e infine la più recente, ossia la volontà di Gramsci di pentirsi e di ravvedersi al cospetto del duce per ottenere la libertà condizionale.

Altri invece lo hanno elevato a profeta delle grandi svolte: si pensi alla famosa“svolta della Bolognina” tanto promossa e sostenuta da Achille Occhetto. Non si comprende, però, come il pensiero e l’opera di un militante, di un dirigente e parlamentare comunista, qual era Gramsci, possono averla in qualche modo ispirata. Ci si trova di fronte a quelle letture degli avvenimenti storici, che lo stesso Gramsci definiva “storia feticistica”, vale a dire la tendenza a piegare il passato in funzione dei propri interessi immediati, trovando così le ragioni delle proprie svolte.

In questo zibaldone di maldicenze sul nome e sul conto di Antonio Gramsci l’incontro odierno vuole essere utile per offrire alcuni strumenti per conoscere e approfondire il pensiero e l’opera gramsciana. Pertanto ci è parso ragionevole presentare il libro del dottor Gianni Fresu “Il diavolo nell’ampolla” Antonio Gramsci, gli intellettuali e il partito, edito da La Città del Sole di Napoli nel 2005. Gianni Fresu è uno dei più importanti storici della Sardegna nonché tra i maggiori esperti di Antonio Gramsci e dell’interpretazione gramsciana; è autore di diversi libri, è una delle firme più autorevoli del quotidiano sassarese La Nuova Sardegna ed è membro della redazione della rivista Marxismo Oggi.

Come rileva il professor Domenico Losurdo, autore della prefazione nonché famoso docente di storia della filosofia presso l’Università di Urbino, «Gianni Fresu prende nettamente le distanze dalla tendenza oggi assai diffusa a staccare Gramsci dalla storia del movimento comunista» ed è lo stesso Fresu a precisarlo sin dalle prime pagine del libro: «Negli ultimi vent’anni lo sport più diffuso di molti gramsciologi di professione è stato quello di epurare l’opera di Gramsci dai legami del leninismo e della III Internazionale» arrivando a teorizzare «una presunta discontinuità tra un Gramsci che fino al 1926 risultava obnubilato dalla fede dogmatica al comunismo e un Gramsci successivo, oramai maturo, come un uomo affamato di cultura, come un semplice libero pensatore».e non come un dirigente comunista e quindi come un intellettuale organico alla sua classe. Chiaramente l’intento è solo quello di operare un netto taglio d’accetta con l’esperienza del socialismo reale, per “ripulire” la figura del comunista sardo «da tutto ciò che poteva risultare in qualche modo scomodo».

Addentrandosi nell’opera di Fresu non si può non soffermarsi sulla concezione dell’intellettuale organico elaborata da Antonio Gramsci. Per questi- come scrive nel Quaderno 12, «Tutti gli uomini sono intellettuali» poiché anche nel lavoro fisico è necessaria un minimo di attività intellettuale, rigettando così l’espressione del Taylor del “gorilla ammaestrato”.
«(…) ma non tutti gli uomini»- prosegue- «hanno nella società la funzione di intellettuali (così, perché può capitare che ognuno in qualche momento si frigga due uova o si cucisca uno strappo della giacca, non si dirà che tutti sono cuochi e sarti)». Un gruppo sociale tendente al dominio deve creare i propri intellettuali organici che per Gramsci altro non sono che tutti i membri di un partito politico, naturalmente è doverosa una distinzione in gradi. Ma la funzione direttiva e organizzativa che posta in essere dai membri di un partito come può non risultare educativa e quindi intellettuale?
Gramsci oltre ad individuare la categoria degli intellettuali organici individua quella degli «intellettuali tradizionali», i quali «pongono se stessi come autonomi e indipendenti dal gruppo sociale dominante». Un gruppo sociale deve tendere «all’assimilazione e alla conquista ideologica degli intellettuali tradizionali». La saldatura tra queste due categorie di intellettuali avviene attraverso il partito politico, che oltre a creare i suoi intellettuali organici, pone in essere la confusione o la mescolanza degli intellettuali organici e tradizionali creando così la figura degli «intellettuali politici qualificati, dirigenti, organizzatori di tutte le attività e funzioni inerenti all’organico sviluppo di una società integrale, civile e politica».
Secondo Gramsci «il modo d’essere del nuovo intellettuale non può più consistere nell’eloquenza, (…) ma nel mescolarsi alla vita pratica, come costruttore, organizzatore e persuasore permanente» in netta contrapposizione con l’«intellettuale puro» che- come scrive Fresu- si china verso il popolo solo per costruire schemi scientifici, si rapporta al popolo come lo zoologo osserva un nido di insetti.

Mi pare doveroso riportarvi un estratto della lettera inviata da Gramsci al professor Lombardo Radice del marzo 1918. Seppur giovanissimo la formazione dei giovani membri del partito è uno degli scopi principali della sua attività politica. Così scrive:

A Torino crediamo non basti la predicazione verbale dei principi e delle massime morali che dovranno necessariamente instaurarsi in un avvento della civiltà socialista. Abbiamo cercato di organizzare questa predicazione: di dare esempi nuovi di associazionismo. E’ così sorto da poco un Club di vita morale. Con esso ci proponiamo d’abituare i giovani, che aderiscono al movimento politico ed economico socialista, alla discussione disinteressata dei problemi etici e sociali. Vogliamo abituarli alla ricerca, alla lettura fatta con disciplina e metodo, all’esposizione semplice e serena delle loro convinzioni. I lavori si svolgono così: io, che ho dovuto accettare il compito di excubitor, perché iniziatore dell’associazione, assegno a un giovane un compito (…). Il giovane legge, fa uno schema, e poi in una seduta espone ai presenti i risultati delle sue ricerche e delle sue riflessioni. Qualcuno dei presenti, se si è preparato, o io stesso, presentiamo obbiezioni, prospettiamo soluzioni diverse, allarghiamo il dominio di un concetto o di un ragionamento. Si apre così una discussione, che si cerca di non chiudere finché tutti i presenti siano stati messi in grado di comprendere e di far propri i risultati più importanti del lavoro comune.

Altro punto essenziale della trattazione di Fresu è l’analisi sul Principe del Machiavelli che per Gramsci è «la metafora del moderno partito politico, nel quale si ha il concretarsi di una volontà collettiva tendente a divenire “universale e totale” cioè tendente a fondare il proprio Stato». Gramsci ipotizza il moderno principe non più inteso come una singola persona ma come un organismo che incarna la volontà collettiva delle masse popolari. Ecco ciò che scrive in merito Gramsci nel Quaderno 13:

Nell’intero volumetto Machiavelli tratta di come deve essere il Principe per condurre un popolo alla fondazione del nuovo Stato, e la trattazione è condotta con rigore logico, con distacco scientifico: nella conclusione il Machiavelli stesso si fa popolo, si confonde col popolo, ma non con un popolo «genericamente» inteso, ma col popolo che il Machiavelli ha convinto con la sua trattazione precedente, di cui egli diventa e si sente coscienza ed espressione, si sente medesimezza: pare che tutto il lavoro «logico» non sia che un’autoriflessione del popolo, un ragionamento interno, che si fa nella coscienza popolare e che ha la sua conclusione in un grido appassionato, immediato. La passione da ragionamento su stessa, ridiventa «affetto», febbre, fanatismo d’azione. Ecco perché l’epilogo del Principe non è qualcosa di estrinseco, di «appiccicato» dall’esterno, di retorico, ma deve essere spiegato come elemento necessario dell’opera, anzi come quell’elemento che riverbera la sua vera luce su tutta l’opera e ne fa come un «manifesto politico».
Ora lascio volentieri la parola al dottor Fresu al quale- come scrive il professor Losurdo «non possono che essere grati coloro che hanno a cuore al tempo stesso la causa della verità storica e quella della memoria di Antonio Gramsci». "