San Sisinnio e la tutela degli alberi monumentali
Scritto da Mariano Cocco   
Lunedì 28 Ottobre 2013 21:32

AlberiMonumentali 300
Le misure da adottare per la salvaguardia degli alberi monumentali: integralismo o semplice buon senso?

Erano gli inizi degli anni ottanta, quando per la prima volta, durante un’esercitazione di botanica forestale nel Mugello, ebbi a che fare con il tema della conservazione degli alberi monumentali e rimasi colpito dai patriarchi verdi del parco di villa Demidoff (Pratolino, Toscana), dove oltre alla tutela e conservazione delle statue, delle fontane, e degli scenari ideati e realizzati dal Buontalenti negli anni1569-1581, su incarico di Francesco I dei Medici, si dava altrettanto rilievo alla conservazione degli alberi vetusti, curata dalla Facoltà di Agraria di Firenze. In particolare mi sono rimasti impressi, per la loro maestosità e bellezza un Platano (Platanus orientalis L; 25 metri di altezza, circonferenza di m 4.80 a m 1.20 dalla base e m 7 alla base), ed un cerro (Quercus cerris L: 38 metri di altezza, circonferenza del tronco m 6,60 - dati da schede Arsia ), ma soprattutto non ho mai dimenticato la lezione sulla tutela degli alberi monumentali tenutasi in loco: ai fini della loro salvaguardia, oltre al monitoraggio delle patologie, la verifica della stabilità strutturale e dello stato vegetativo, veniva dato un fondamentale rilievo alla preservazione del suolo.

Attorno a questi maestosi alberi veniva vietato l’accesso dei visitatori per una superficie uguale o superiore all’area di insidenza della chioma (proiezione di questa al suolo), che non è affatto una misura eccessiva ideata da integralisti del verde, ma è basata su fondamenti scientifici ed ha una rilevante importanza ai fini della tutela dei patriarchi verdi: infatti, la salute dell’albero ed il vigore vegetativo sono fortemente condizionati dallo stato del suolo che, per effetto del frequente calpestio, specialmente se il terreno è umido, viene alterato nella sua struttura con conseguenze negative sulla ritenzione idrica e sugli scambi gassosi, che rendono l’ambiente meno ospitale per l’apparato radicale e lo espongono maggiormente all’attacco dei patogeni.

Anche nelle piante, come in tutti gli esseri viventi, con l’avanzare dell’età diminuisce la capacità di reazione al mutamento dei fattori ambientali e la resistenza agli stress e quando si ha a che fare con la conservazione degli alberi monumentali le misure di tutela devono essere di gran lunga più restrittive di quelle adottate per gli alberi coltivati in ambiente urbano, che vediamo vegetare in condizioni difficili grazie alla capacità di adattamento che caratterizza la fase giovanile, oltre la quale possono presentare sintomi di senescenza precoci (per es. carie del tronco) e maggiore sensibilità alle patologie rispetto ad alberi cresciuti in condizioni ambientali più vicine all’optimum della specie considerata.

La semplice precauzione di impedire il calpestio, fino ad oggi, non è stata ancora applicata in modo deciso per gli olivastri di San Sisinnio, che purtroppo, anziché godere di un maggior rispetto con l’avanzare dell’età, negli ultimi decenni sono stati sottoposti a forti stress, sia in modo diretto (per es. taglio di rami per il fuoco), sia attraverso forti alterazioni dell’ambiente in cui si sono sviluppati: realizzazione di tavoli sotto la chioma, calpestio del suolo mediante automezzi e realizzazione di opere murarie che hanno alterato il regime delle acque e verosimilmente causato gravi lesioni agli appartai radicali di diversi soggetti.

Da tempo si sente parlare della loro salvaguardia, ma finora, anche gli interventi realizzati di recente, benché da considerare positivamente, sono stati blandi ed al di sotto dei livelli di tutela necessari alla loro conservazione. Infatti, ci si è limitati ad interventi di potatura sul secco ed alla rimozione dei tavoli, ma non sono state opportunamente delimitate le aree di rispetto e creati percorsi pedonali obbligati; manca inoltre un’adeguata sorveglianza che possa evitare atti vandalici ed il ripetersi del taglio dei rami per alimentare i barbecue, a cui, insieme alla realizzazione di tavoli, sembra sia stato dato il maggior rilievo negli interventi di valorizzazione dell’area. Per quanto ho potuto constatare, gli interventi attuati non sono neppure serviti a sensibilizzare la popolazione, ed ora che i tavoli realizzati sotto gli olivastri sono stati rimossi e la zona ristoro è stata trasferita nella vicina sughereta, le loro cavità sono divenute più apprezzate dei bagni.

Se capita di visitare il sito, specialmente all’inizio della settimana, è possibile imbattersi in vistose tracce di lauti banchetti (piatti di plastica e rifiuti sparsi ovunque) o del passaggio di novelli sposi che, dopo aver probabilmente fatto un bel servizio fotografico, lasciano sparsi ovunque nastrini e coccarde. E’ evidente che sulle azioni di salvaguardia e valorizzazione degli alberi monumentali, oltre alla mancanza del più banale rispetto che dovrebbero avere tutti i frequentatori, ci sia un vuoto culturale di fondo, che impedisce, al di la dei buoni propositi, di attuare in modo deciso le elementari azioni di salvaguardia e valorizzazione dei nostri patriarchi verdi.

Mentre solo di recente è stata approvata una legge nazionale sulla tutela degli alberi monumentali (legge n.10 del 14.01.2013), in Toscana vige, dal 1998, una Legge Regionale (n° 60) per la salvaguardia e la tutela degli alberi monumentali di rilevanza storica, religiosa e paesaggistica, che prevede l’applicazione di idonee norme di salvaguardia e relative sanzioni per chi non le rispetta. La menzionata esperienza sulle cure prestate ai patriarchi di Villa Demidoff , avvenuta molti anni prima dell’approvazione di un’apposita legislatura, evidenzia che quando si capisce il valore degli alberi monumentali e si fa prevale il buon senso, non è necessario aspettare lo spauracchio legislativo per porre in essere serie azioni di tutela.

Con questo articolo vorrei si prendesse coscienza che gli olivastri di San Sisinnio non sono patriarchi di serie B, da relegare a semplice contorno idilliaco per feste e grandi mangiate, anzi non sono nemmeno alberi monumentali qualunque, ma un raro esempio di convivenza dei tre requisiti di rilevanza sopra citati (rilevanza storica, religiosa e paesaggistica), che, anche se posseduti separatamente, sono sufficiente motivo di applicazione delle essenziali norme di salvaguardia.

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