Dalla parte del fuoco, un'importante presentazione
Scritto da Ass.ne Progetto Comune   
Giovedì 21 Novembre 2013 23:54

LocandinaDallaParteDelFuocoLo scorso 15 Novembre 2013, a Villacidro, presso il Caffè Letterario, si è tenuta la presentazione del libro “Dalla parte del Fuoco” di Giuseppe Mariano Delogu, che, per l’importanza dell’argomento trattato, ha richiamato la partecipazione di numerosi cittadini, anche provenienti da altri centri dell’isola.

L’evento ha fornito un’occasione per parlare di fuoco e d’incendi, lontano dalla scia emotiva che in questi anni, soprattutto in seguito ai ripetuti episodi che hanno interessato il Monte Omo, ha caratterizzato il dibattito nella comunità villacidrese. Tali discussioni non sono mai andate oltre gli aspetti polemici, né sono servite ad inquadrare il problema nella giusta ottica al fine di trovare soluzioni o modalità di gestione che devono essere estese non solo ad una piccola porzione di un ben più vasto patrimonio forestale di Villacidro, ma anche ad un ambito territoriale più ampio che non gode di altrettanta visibilità.

Per i motivi sopra esposti, un invito personale a partecipare è stato rivolto agli amministratori di Villacidro e del Medio Campidano oltre che alle strutture pubbliche del territorio impegnate ogni anno nella lotta agli incendi.

La presentazione del libro è stata introdotta da Mariano Cocco, dell’associazione “Progetto Comune”, con un approccio di tipo tecnico-pratico e scientifico, che caratterizza anche l’opera di Giuseppe Delogu.

L’introduzione alla presentazione, ha avuto inizio con l’analisi di alcuni punti tratti da un’indagine conoscitiva svolta dall’associazione nell’anno 2012 dal titolo “Il bosco e i Cittadini Villacidresi”; su trenta domande, le due inerenti agli incendi, indicano che il 90% degli intervistati ritiene che questi siano la più grossa minaccia per i boschi e che per contrastarli si dovrebbe intervenire sia favorendo la presenza umana sul territorio con attività economiche tradizionali e nuove (41%), sia con opere di prevenzione attive (39%) quali interventi selvicolturali mirati, viali parafuoco, ecc. Hanno avuto una percentuale di preferenze nettamente più bassa la sensibilizzazione della popolazione (8%), il potenziamento dell’apparato di lotta (6%) e la creazione di squadre di volontari (4%).

E’ seguito l’intervento del dott. Franco Saba (già dirigente del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale) che dopo aver sottolineato come l’argomento trattato nel libro non fosse l’incendio ma il fuoco, ha illustrato il percorso che ha portato il dott. Delogu a scriverlo.

Il cammino che ha condotto l’autore ad occuparsi di incendi ebbe inizio nel 1971, quando un vasto incendio, favorito da un ”onda di calore” di origine Sahariana, interessò 800 ettari del bosco di conifere sul monte Ortobene. Questo evento avrebbe portato il giovane Delogu in seguito a iscriversi alla Facoltà di Scienze Forestali e poi a occuparsi di incendi, fino ad avere l’opportunità di partecipare, negli anni 2006-2010, al Progetto Europeo “Fire Paradox”, grazie al quale vive un intenso scambio di esperienze professionali con altre regioni e con i principali centri di ricerca mondiali.

Stimolato dalle domande del dott. Saba a cui hanno fatto seguito quelle del pubblico, l’autore, attraverso la proiezione di diapositive e filmati, ha dato numerose spiegazioni su alcuni passi salienti del libro e fornito importanti spunti di riflessione. In particolare, ci si è soffermati sull’equivoco che si è venuto a creare, fra fuoco ed incendio, amplificato dall’enfasi e dalla spettacolarizzazione offerta dal mondo mediatico, dalle campagne pubblicitarie e perfino dal famoso cartone animato Bambi della Walt Disney, che contribuì a creare nell’immaginario delle nuove generazioni l’associazione fuoco uguale morte. Azioni pubblicitarie come per es. le più recenti campagne regionali (“Sai spegnere il fuoco con il pensiero? “Sai spegnere il fuoco con lo sguardo?) o il manifesto di una campagna antincendio dell’U.S. Forest Service, risalente alla seconda guerra mondiale, (dove gli incendiari vengono equiparati ad Hitler ed ai Kamikaze giapponesi), hanno contribuito ad accentuare il paradosso fuoco/incendio e a modificare la percezione che del fenomeno avevano le generazioni passate.

Grazie all’autore abbiamo percorso un viaggio nel tempo, a partire da quando il fuoco non rappresentava un nemico terribile da combattere, ma un elemento di vitale importanza nelle pratiche quotidiane delle comunità, con un valore sociale e culturale ben definito, fino ad arrivare ai giorni nostri dove si è assistito ad una totale negazione del fuoco.

Il paradigma del totale controllo del fuoco, nato in Francia e reso formale nel Codice Colbert del lontano anno 1669, è andato ad intensificarsi con lo sviluppo delle telecomunicazioni e della pubblicità e ha trovato applicazione nel Mediterraneo, in Africa e in Sud America grazie alla forte politica espansionista francese.

Questo processo, con il supporto delle nuove tecnologie, ha condizionato fortemente il rapporto delle diverse società con il fuoco e ha ispirato una politica di gestione forestale orientata per anni esclusivamente verso la creazione di una “macchina da guerra” di tipo militare, dimenticando che il fuoco non è qualcosa di estraneo al nostro ambiente ma ne costituisce un elemento fondamentale.

La presenza di numerose specie che mostrano adattamenti di lunga data agli incendi, sia in ambiente mediterraneo che in altre parti del mondo, sono l’evidenza di come questo fattore ecologico, ancor prima della comparsa dell’uomo sulla terra, svolga un ruolo fondamentale nella creazione e nel mantenimento di numerosi ecosistemi. Nel nostro ambiente, la quercia da sughero, il cisto, il corbezzolo sono chiari esempi di specie che, pur adottando diverse strategie, si sono diversificate adattandosi al fuoco, e la macchia mediterranea è una formazione vegetale la cui esistenza è dipendente dal fuoco.

Il fenomeno incendi e non il fuoco, è diventato preoccupante sia perché si è avuta un’espansione degli insediamenti rurali e di villeggiatura in ambienti da sempre interessati in modo ciclico dagli incendi, sia per la mancanza d’interventi di prevenzione, che ridurrebbero la biomassa combustibile. Tali concause predispongono di fatto molte formazioni vegetali al passaggio dei grandi incendi, che nessuna tecnologia è in grado di arrestare.

Le politiche antincendio adottate fino ad oggi, nonostante gli incrementi continui di personale addetto e le risorse ingenti ad esse destinate, si sono dimostrate insufficienti e soprattutto inefficaci, costringendoci a riflettere sulla necessità di valutare in modo diverso, ma non nuovo, il fenomeno degli incendi e sull’opportunità di cambiare le strategie di contrasto.

L’attuale situazione richiede quindi un diverso approccio culturale da parte delle istituzioni e degli operatori, che deve essere accompagnato dalla rivisitazione della complessa legislazione e dei regolamenti in materia ambientale, forestale e agricola. Infatti è proprio l’attuale normativa che presenta punti conflittuali e contradditori che non aiutano o quantomeno scoraggiano l’attuazione di appropriati interventi di prevenzione sul territorio.

Cogliendo l’opportunità del supporto tecnico offerto dal dott. Delogu sarebbe auspicabile la messa a punto di una strategia di prevenzione degli incendi che si potrebbe coniugare in maniera efficace con una prospettiva di gestione produttiva delle foreste.

Tale scelta valorizzerebbe il ruolo del patrimonio boschivo villacidrese sia in chiave ambientale sia traducendosi in una concreta prospettiva di sviluppo locale, in grado di generare una discreta ricaduta occupazionale, cosa affatto secondaria per i nostri territori e che auspichiamo venga presa in buona considerazione anche dall’Amministrazione comunale.