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C'è taglio... e ...taglio

Scritto da Ass.ne Progetto Comune   
Venerdì 27 Febbraio 2015 02:04

ForestaDa svariati mesi montano le polemiche sui tagli di utilizzazione (c'è taglio...) condotti dall’Ente Foreste nel complesso del Marganai (Comune di Domusnovas), dapprima in una serie di articoli pubblicati nel sito del “Gruppo di Intervento Giuridico Amici della Tera”, passando per i recenti articoli pubblicati sulla testata online www.sardiniapost.it (5 e 24 febbraio 2015), fino a pervenire a una petizione online sul sito secure.avaaz.org.

Nel corso della campagna mediatica è stato chiamato in causa il Dott. Giuseppe Pulina, Commissario Straordinario di Ente Foreste e Direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, che, sempre attraverso un articolo pubblicato sul sito www.sardiniapost.it (12 febbraio 2015), confuta le accuse avanzate per via mediatica.

Sicuramente la petizione avrà un grosso successo, poiché il taglio giornalistico (e ...taglio) dato agli articoli e le foto a corredo, sembrano non lasciare dubbi sulla gravità dei presunti danni che si stanno perpetrando nei boschi del Marganai e a nulla varranno le spiegazioni del dott. G. Pulina per chi, sull’onda dell’emotività e senza prendersi la briga di approfondire l’argomento, ha già emesso la sua sentenza di condanna.

Eppure qualche dubbio bisognerebbe porselo, partendo proprio da quanto ci viene presentato con grande enfasi attraverso le fotografie che, come evidenziato dal dott. G. Pulina, raffigurano situazioni puntuali, dove appaiono dei danni che è errato e scientificamente scorretto attribuire a tutta l’area interessata e ricondurre agli interventi di utilizzazione.

Infatti, anche nei boschi dove non si sono verificati recenti interventi umani si possono ritrovare alberi caduti che, guarda caso, sembrano moltiplicarsi nelle foto di contorno all’articolo pubblicato il 12 febbraio 2015, che ritraggono sempre lo stesso albero inquadrandolo da diverse angolazioni. Anche i punti di erosione riscontrati in condizioni di “naturalità”, come per esempio nei luoghi di passaggio di cinghiali e altri animali, possono provocare scavi e movimenti di terra, anche con sradicamento della vegetazione, che sembrano vere e proprie arature.

Di questi esempi e comparazioni se ne potrebbero fare tante altre, ma sottrarrebbero troppo tempo. Si ritiene più utile sottolineare l’inadeguatezza del linguaggio adottato, come per esempio il termine “disboscamento” che in tal frangente risulta inappropriato e oltremodo disinformativo: forse non tutti sanno che il taglio di utilizzazione non comporta affatto la scomparsa del bosco e che quelli in questione non sono altro che boschi riformatisi più volte dopo le precedenti utilizzazioni. Il che dovrebbe rendere evidente che utilizzare il bosco non vuol dire disboscarlo (= eliminarlo per sempre) e che dopo 30-40 anni lo stesso bosco potrà essere utilizzato nuovamente e fornire legname.

Il taglio in questione è semplicemente una forma di governo del bosco (ceduo) riconosciuta, dalla selvicoltura classica e moderna, come la più idonea per la produzione della legna da ardere. In sostanza condannare il classico utilizzo del bosco vuol dire condannare l’uso della fonte di energia rinnovabile più antica ed in grado, ancora oggi, di contrastare l’emissione di nuovi gas serra provenienti da fonti fossili.

Detto questo, bisogna porsi le domande:

  • Utilizziamo la legna da ardere?
  • Da dove proviene quella che utilizziamo?
  • Chi produce la legna che importiamo è forse cosi incauto da distruggere i propri boschi?
  • La produzione di legname può essere un’attività in grado di sostenere l’economia e dare occupazione nei paesi della Sardegna dove questa risorsa è presente in modo idoneo agli scopi produttivi?
  • È lecito che si voglia privare i cittadini di Domusnovas del principale diritto di decidere di utilizzare le proprie risorse forestali con metodi scientificamente riconosciuti anche dai trattati internazionali e nazionali sull’uso multifunzionale e sostenibile del bosco ?
  • Può l’utilizzo di una risorsa rinnovabile e ben gestibile a livello locale, essere posta alla stregua delle altre fonti rinnovabili (fotovoltaico, termodinamico, eolico, mega centrali a biomasse), il cui assalto nell’isola, da parte di multinazionali, è determinato da mera speculazione?


Prima di firmare la petizione sarebbe meglio che ognuno risponda con coscienza a queste domande e poi in tutta libertà, ma con una maggiore consapevolezza, decida cosa fare.

Per concludere si osserva quanto sia stato infelice il titolo dato all’articolo pubblicato su Sardiniapost il 24 febbraio 2015 : “Foresta del Marganai: ecco come vuole ridurla il partito della motosega”. Anche se non volutamente si è offesa e messa in dubbio l’onesta intellettuale dell’intera categoria dei “Motoseghisti”, i quali svolgono con coerenza un lavoro estremamente duro, e la loro formazione riguardante l'ecosistema boschivo è  tale da garantirne la sua rinnovazione e continuità, non certo volta a speculare sulla distruzione dell’ambiente.

L’informazione per essere tale non può pretendere di usare in modo disinvolto, se non tendenzioso, le parole al fine di distorcere la realtà: “radere al suolo”, “disboscare” e “partito delle Motoseghe” sono espressioni e termini che nel contesto non aiutano a fare chiarezza, bensì contribuiscono a impressionare, a intimorire e a estorcere consensi agendo sulla leva dell’emotività. 


Questo atteggiamento sarebbe anche tollerabile se tale mistificazione non avesse ripercussioni sulla valutazione dell’operato di un Ente Pubblico, sull’economia di una comunità e sulla dignità dei lavoratori. Insomma, mai come in questo frangente, chi è veramente interessato a conoscere, è doveroso che prenda le distanze da certe approssimazioni informative.

 

 

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