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Il boicottaggio diventa sempre più incisivo e spaventa Israele

Scritto da Tia Goldenberg   
Giovedì 09 Luglio 2015 18:02

BoicottaIsraele“Stiamo iniziando adesso, dopo dieci anni, a raccogliere i frutti di una campagna basata su una chiara strategia e su principi morali coerenti e innegabilmente efficaci,” dichiara Omar Barghouti, co-fondatore del gruppo. “Il BDS sta conquistando le menti e i cuori delle persone in tutto il mondo”.

Gerusalemme, 9 luglio 2015, Nena News –  Dieci anni fa, un piccolo gruppo di Palestinesi ha avuto un’idea innovativa: ispirandosi al movimento anti-apartheid, ha deciso di promuovere un movimento di boicottaggio globale ai danni di Israele, una pratica non violenta per sostenere la lotta dei Palestinesi per l’indipendenza.


A lungo rimasto ai margini della scena, il movimento BDS oggi sembra sempre più incisivo, al punto che Israele lo ha definito una minaccia strategica, alla stregua dei gruppi militanti palestinesi e del programma nucleare iraniano. Israele taccia il movimento di antisemitismo, ma grazie alla sua struttura decentralizzata e a un lessico imperniato sul riconoscimento dei diritti umani universali, il BDS ha riportato di recente numerose vittorie, che hanno allarmato la classe dirigente di Israele.


“Stiamo iniziando adesso, dopo dieci anni, a raccogliere i frutti di una campagna basata su una chiara strategia e su principi morali coerenti e innegabilmente efficaci,” dichiara Omar Barghouti, co-fondatore del gruppo. “Il BDS sta conquistando le menti e i cuori delle persone in tutto il mondo, nonostante l’influenza egemonica che Israele conserva ancora presso i governi europei e degli Stati Uniti.”


Il movimento BDS, acronimo che sta per “boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele”, è nato nel 2005, da un’idea di 170 organizzazioni della società civile palestinese, con sede in tutto il mondo. È cresciuto fino a diventare un network internazionale, che riunisce migliaia di associazioni di volontari, artisti e istituzioni accademiche, che si ripropongono di interrompere i rapporti con Israele.


Tra i suoi membri, annovera attivisti del mondo accademico, gruppi ecclesiastici e persino Ebrei Americani delusi dalle politiche israeliane.
Il dato più allarmante per Israele è che alcune istanze portate avanti dal movimento, contro i beni prodotti nelle colonie della Cisgiordania, iniziano a essere recepite dai governi europei. Sebbene l’UE si dichiari ufficialmente contraria al boicottaggio contro Israele, sono all’esame delle linee guida per etichettare i prodotti delle colonie; in Israele, molti temono che questa misura possa preludere a un divieto assoluto di importazione. I beni prodotti negli insediamenti coloniali, che costituiscono una minima percentuale delle esportazioni Israeliane, includono vini, datteri e cosmetici. Ora che il processo di pace è in una fase di stallo e non sembra poter riprendere, a causa della linea dura perseguita dal governo, gli Israeliani temono che questo sentimento si diffonda ulteriormente.


“C’è il timore che il fenomeno si espanda fino a diventare una tendenza egemonica, che potrebbe compromettere il sostegno verso Israele,” ha spiegato Emmanuel Nahshon, del Ministero degli Esteri Israeliano.


Il BDS persegue tre obiettivi: porre fine all’occupazione israeliana dei territori conquistati durante la Guerra dei sei giorni del 1967; contrastare la discriminazione subita dai cittadini arabi di Israele e promuovere il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, consentendo loro di tornare in possesso delle proprietà perse durante il conflitto che ha seguito la creazione di Israele, nel 1948.


L’ultimo proposito è visto da Israele come un appello alla sua distruzione. Le autorità israeliane si oppongono al “diritto al ritorno” dei Palestinesi, perché un massiccio afflusso di profughi comporterebbe, a loro avviso, l’inevitabile fine dello Stato Ebraico inteso come nazione. La comunità internazionale è favorevole alla cosiddetta soluzione “due popoli, due Stati”, che prevede la creazione di uno Stato Palestinese accanto a quello Israeliano; anche il Presidente Mahmoud Abbas si è detto disposto a mettere in discussione la questione dei profughi in nome di un accordo di pace.
Barghouti, ingegnere formatosi negli Stati Uniti, che vanta anche una laurea conseguita nell’Università Israeliana di Tel Aviv, ha sempre sostenuto l’assoluta “neutralità” del BDS rispetto alla soluzione politica del conflitto. Ma ha anche dichiarato che il movimento si fa portavoce dell’“opinione pubblica” Palestinese e che ogni trattato che “compromettesse i diritti basilari sanciti dal diritto coloniale e che perpetuasse l’occupazione coloniale” sarebbe inaccettabile.


Il governo israeliano considera il movimento come una delle tante minacce che la popolazione ebraica ha subito nel corso della storia.
“È in corso un’imponente battaglia contro lo Stato di Israele, una campagna internazionale tesa a diffamarlo,” ha dichiarato di recente il Primo Ministro Benjamin Netanyahu. “Ad essere in discussione non sono le nostre azioni, ma la nostra stessa esistenza.”


Il movimento BDS è guidato da un comitato nazionale con sede in Cisgiordania, con rappresentanti di tutto il mondo, che stabiliscono le linee guida, ma consentono alle organizzazioni locali di decidere la loro strategia, di volta in volta. Si concentra su battaglie che hanno una discreta possibilità di successo, quindi non prende di mira le principali multinazionali attive in Israele, come la Microsoft e la Intel.


Sono state condotte battaglie nelle cooperative e nei consigli comunali statunitensi. Il movimento ha contribuito all’organizzazione di campagne di boicottaggio condotte dalle unioni studentesche statunitensi e britanniche e si sta facendo strada negli ambienti accademici americani. Circa dieci di consigli studenteschi ha approvato in via ufficiale le proposte di disinvestimento.
Molti artisti, come Roger Waters, Elvis Costello e Lauryn Hill, si sono rifiutati di esibirsi in Israele. Inoltre, il BDS ha esercitato pressioni su grandi imprese come la SodaStream, che produce acqua gassata, la Veolia, azienda di costruzioni francese, o la G4S, società internazionale attiva nel settore della sicurezza.


Il mese scorso, l’Unione Studentesca Nazionale Britannica ha aderito al movimento. La scorsa settimana, il supremo organo legislativo della Chiesa Unita di Cristo ha votato per il disinvestimento delle aziende che operano nei territori occupati da Israele, similmente a quanto aveva fatto la Chiesa Presbiteriana statunitense lo scorso anno. Di recente, anche la Chiesa Episcopale e la Chiesa Mennotita statunitensi hanno messo ai voti delle proposte di disinvestimento: sono state respinte nel primo caso, mentre, nel secondo caso, la decisione è stata rimandata e la votazione si ripeterà tra due anni.
Forse il colpo più importante è stato messo a segno il mese scorso, con l’annuncio da parte dell’Amministratore Delegato del gigante francese della telefonia, Orange, di voler interrompere la partnership con l’omonima israeliana, con l’intenzione di migliorare i rapporti commerciali con il mondo arabo. Sebbene il numero uno di Orange, Stephane Richard, si sia poi recato personalmente in Israele per scusarsi, il piano che prevede l’interruzione delle operazioni commerciali è ancora in piedi.


Il concetto di boicottaggio è particolarmente inviso ad Israele. Netanyahu l’ha paragonato al boicottaggio delle imprese e degli artisti ebrei da parte dei Nazisti, nella Germania degli anni ’30, subito prima dell’Olocausto; ma quella campagna fu avviata quando il partito nazista era al potere e fu accompagnata da atti di violenza e brutali slogan antisemiti. “Ogni aggressione ai danni degli Ebrei è stata preceduta da una campagna di diffamazione,” ha aggiunto poi Netanyahu.

Negli anni ’70 e ’80, i Paesi Arabi incoraggiavano le aziende a fare affari con loro, per escludere Israele. Attualmente, Israele è impegnato a respingere i tentativi di paragonare le politiche israeliane in Cisgiordania all’apartheid sudafricana.
Gli attivisti del BDS negano ogni pulsione antisemita, sostenendo che la loro è una battaglia contro Israele, non contro gli ebrei. Contano anche su un ridotto, ma sempre più numeroso, gruppo di sostenitori di religione ebraica, come i “Jewish Voice for Peace,” negli Stati Uniti, i cui 9.000 soci paganti aderiscono al boicottaggio contro Israele.


Naomi Dann, portavoce del movimento, ha dichiarato che questa presa di posizione è frutto della delusione in seguito al fallimento del processo di pace sostenuto dagli Stati Uniti. Pur comprendendo l’affetto che lega gli Ebrei a Israele, ha ribadito che non possono essere i Palestinesi a pagarne le conseguenze. “Non vogliamo distruggere Israele,” ha spiegato, “Ma il riconoscimento di pari diritti e la costruzione di una società democratica sono fattori più importanti della preservazione del carattere ebraico dello Stato.”


Non è semplice quantificare gli effettivi traguardi del BDS.
Le principali multinazionali, tra cui Microsoft, Google, Apple e Intel, sono tuttora operative in Israele. Artisti di fama internazionale, come Paul McCartney, Lady Gaga, Madonna e Rihanna, si sono esibiti in Israele negli ultimi anni.
Secondo un rapporto diramato a febbraio dal Ministero delle Finanze Israeliano, il BDS ha avuto un impatto trascurabile sull’economia del Paese. Ma la relazione profila un possibile peggioramento del quadro generale, nel caso in cui i governi dell’Unione Europea dovessero aderire al boicottaggio o annullare gli accordi di libero scambio. Allo stesso modo, un recente studio condotto dalla Rand Corporation ha evidenziato che, sebbene il movimento BDS “non abbia ancora avuto ricadute particolarmente negative” su Israele, risulta essere in crescita, e il governo israeliano teme “effetti deleteri” per il quadro economico.


Il mese scorso, i miliardari di religione ebraica Sheldon Adelson e Haim Saban hanno avviato una campagna fondi a Las Vegas per contrastare l’attività del BDS nelle università americane. Il Ministro della Giustizia Israeliano, Ayeled Shaked, ha dato incarico al suo dipartimento di studiare “misure legali” per ostacolarlo. In settimana, anche Hillary Rodham Clinton, candidata alle primarie democratiche per le Presidenziali Americane, ha espresso la sua opposizione al BDS.
David Makovsky, membro anziano del Washington Institute for Near East Policy ed ex membro del team di negoziatori del Segretario di Stato John Kerry, ha dichiarato che Israele dovrebbe dimostrare chiaramente di essere intenzionato alla creazione di uno Stato Palestinese, se vuole arrestare questo processo.
“Per ridurne la portata e l’impatto, basterebbe che il Primo Ministro si dichiarasse apertamente a favore della soluzione ‘due popoli, due Stati’, assicurando che Israele non costruirà altri insediamenti nei confini del futuro Stato Palestinese,” ha dichiarato.

di Tia Goldenberg – Associated Press

(traduzione di Romana Rubeo)

Fonte : nena-news.it

 

 

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