La cecità può uccidere la democrazia
Venerdì 12 Agosto 2011 12:57

Riprendiamo e diffondiamo questo articolo di Gian Mario Demuro dal sito www.sardegnademocratica.it

Bruegel

In tempi difficili, la cecità colpisce la democrazia. Spesso sono gli scrittori ad anticipare gli eventi, vedono mentre tutti gli altri diventano ciechi. Due soli esempi. Carlotto nel suo libro Perdasdefogu racconta quanto è di recente emerso nelle indagini sul poligono di Quirra. Mankell nel libro Uomini che odiano le donne descrive gli ambienti del neo nazismo nordico

ormai tragicamente noti a tutti dopo l’eccidio norvegese. La cecità può uccidere la democrazia.


Una riflessione su questi temi può prendere le mosse dal celebre libro di Josè Saramago, Cecità, appunto. La trama è semplice ed essenziale. In una città sconosciuta all’improvviso si propaga una epidemia di cecità “bianca”. Tutti gli abitanti diventano ciechi, vedono solamente un bianco abbagliante. Sopravvive all’epidemia una donna che diventa l’unico tramite che il lettore ha per districarsi in un mondo in cui tutti sono ciechi e, di conseguenza, nulla possono vedere e narrare. Un tema tosto, che entra dentro la rappresentazione che può prevalere in un dato momento storico anche in democrazia.

Josè Saramago descrive così il suo lavoro: “Con Cecità  - il romanzo che per me ha aperto una nuova fase - ho tentato di entrare all’interno della statua e di vedere la pietra, quella pietra che sa di essere tale ma che non sa di essere statua. In Cecità l’allegoria prende nuova vita: l’incapacità di vedere significa che la vera immagine dell’inferno è proprio il mondo in cui viviamo." Tra le tante chiavi di lettura di questo testo alcuni passaggi del romanzo ci aiutano a capire la profonda crisi della democrazia in questo momento di drammatica crisi economica.

Ancora Saramago:  " Cecità è un romanzo realista non nel senso classico del termine proprio perché ricorre all’allegoria, ossia ad un modo di dire le cose attraverso la narrazione di altre cose, attraverso simbolismi e metafore. Oggi la vera funzione del romanzo non è più solo quella descrittiva, quanto soprattutto quella riflessiva: a poco a poco il romanzo dovrà aprirsi alla filosofia e alla scienza, diventare la summa delle diverse esperienze umane, e questo nuovo tipo di romanzo - una sorta di simbiosi tra romanzo e saggio - ricorrerà all’allegoria."


Lo spirito allegorico ci aiuta a descrivere il potere del Ministro che, per affrontare il mal bianco, in attesa di evidenze scientifiche, decide di “mettere in quarantena tutta quella gente, secondo l’antica prassi ereditata dai tempi del colera e della febbre gialla”. Una prassi antica per mali noti. Ma in questo caso il male è ignoto e il potere straordinario del Ministro viene giustificato semplicemente dalla gravità dell’epidemia. Tanto che, dichiara il Ministro “potrebbero essere quaranta giorni, ma anche quaranta settimane, o quaranta mesi, o quarant’anni, bisogna però che non escano”.

L’epidemia giustifica il lager, il campo dove gli umani divenuti ciechi possono essere concentrati.
Ma l’epidemia giustifica il potere che il Governo assume nello stato di eccezione. Potere talmente ampio da contemplare la pena di morte ove non venga rispettato. Da un altoparlante vengono diramate le regole:”Richiamiamo l’attenzione di tutti alle istruzioni che seguono..chi abbandonerà l’edificio senza autorizzazione sarà immediatamente passato per le armi…il Governo e la Nazione si aspettano che ciascuno compia il proprio dovere”. Il cittadino deve aderire alla regola, anche se spropositata.

La cecità avanza sino al punto che verso la fine del romanzo l’allegoria diventa totalizzante. “Ci sarà pure un governo, disse il primo cieco. Non credo, ma, nel caso ci fosse, sarebbe un governo di ciechi, e cioè il nulla che pretende di organizzare il nulla”. Qui la cecità diventa l’allegoria per narrare la necessità di darsi un’organizzazione, una democrazia. Per organizzare una moltitudine bisogna avere la vista. Per fondare una società è necessario un atto di volontà consapevole.

Infatti, nel romanzo la svolta avviene quando la ragazza dagli occhiali scuri capisce che chi li ha condotti sino a quel momento non è cieca. Sarà lei a dire “io non comando, organizzo ciò che posso, sono unicamente gli occhi che non avete più”.

La democrazia non può essere salvata da coloro che non vedono più. Tutti devono svegliarsi, altrimenti a svanire non sarà la cecità ma l’umanità.