Insultare i sardi con i radar
Scritto da Ass.ne Progetto Comune   
Giovedì 18 Agosto 2011 23:06

Vignetta Poligono di QuirraSegnaliamo l'articolo "Insultare i sardi con i radar", di Massimo Carlotto, apparso su Sardegna 24 e datato 7 agosto 2011, che pubblichiamo di seguito:

Il fumo nuoce alla salute? Non è provato. E l' amianto? Un errore vietarne l'uso. E le onde elettromagnetiche diffuse dai radar? Un toccasana per la sciatica. E l'uomo, si sa, non è mai atterrato sulla luna. Parola di scienziato.

Trovare esperti che contraddicano tesi comprovate

da studi e ricerche durati decine di anni è molto più semplice di quello che si possa pensare. Opporre scienza alla scienza è diventato pratica comune, soprattutto nelle aule di tribunale dove si discutono cause con risarcimenti milionari, ma è diventato strategico anche per avere "comunque" ragione dopo che si è avuto torto.

 

La vicenda del poligono di Quirra non si sottrae a questa logica e bene fa Walter Mura, sindaco di Perdasdefogu a festeggiare la longevità dei fratelli Melis. È scientificamente inoppugnabile. Ed è legittimo che coloro che credono che le accuse di nocività siano infondate, adottino ogni strumento in grado di dimostrare la validità della loro tesi. In fondo c'è un territorio da difendere e posti di lavoro. E un futuro.

Una situazione che mi ricorda quella vissuta in altri luoghi di quest'Italia dove, in nome dell'occupazione, la chimica (perché sempre di chimica si tratta) ha ammazzato la gente e avvelenato la terra. E ricostruire sulle macerie è stato maledettamente difficile. Mura gioca la carta della longevità e la dottoressa Gatti gli ricorda che il problema vero è a valle di Perdasdefogu e la polemica continua e continuerà all'infinito ma, per fortuna, altre istanze avranno il potere di decidere qual è la verità e mettere la parola fine a questa vicenda.

Credo che oggi, però, sia importante evidenziare anche altri elementi che depongono per l'ineluttabilità della chiusura della struttura. Innanzi tutto la domanda che molti cittadini italiani ed europei si pongono sull'opportunità della sua collocazione in un' isola a vocazione turistica. È infatti altrettanto scientificamente inoppugnabile che la Sardegna non sia un angolino remoto dell'infinita steppa russa.

E gli stessi cittadini si chiedono come mai negli altri paesi della Nato si cerchi di evitare la presenza di certe basi militari in amene località di mare o montagna.  Domande pericolose perché rischiano di suggerire l'applicazione del principio di precauzione e cioè di trascorrere altrove le vacanze e anche la novità dei radar,  esempio di rara prepotenza e disprezzo della salute pubblica, può contribuire a quel fenomeno scientifico noto come desertificazione turistica.

Continuare a pensare che la vicenda di Quirra sia relegata alle pagine dei quotidiani sardi è una pia illusione e non è affatto detto che il suo futuro non venga deciso anche tenendo conto del parere di un'opinione pubblica informata e allargata. A livello mondiale sta maturando la consapevolezza che il consumo di territorio non può essere infinito. Ogni singolo luogo deve essere considerato e tutelato come una risorsa, ed è giunto il momento di decidere che le servitù militari in Sardegna sono in controtendenza rispetto alle necessità della Regione.

Sono convinto che un altro spettro si aggiri per il poligono: il timore dei risarcimenti. Alla fine è sempre una questione di soldi. La chimica ha il brutto difetto di lasciare tracce e non è escluso che, qualora si dovessero provare correlazioni tra le attività militari e civili e le patologie, si possano anche individuare le sostanze responsabili e coloro che le hanno create, testate...

Milioni e milioni di euro da distribuire alle vittime e alla Regione per la bonifica. Appare evidente che se anche l'inchiesta dovesse chiudersi con un nulla di fatto, Quirra rimarrà per sempre un luogo sotto osservazione da parte di coloro che ne chiedono la chiusura. Quali saranno gli eserciti e le aziende che si fideranno a sperimentare i loro nuovi giocattoli con il rischio praticamente certo di nuove denunce e inchieste?

A contribuire al complotto contro il poligono sono le recenti guerre di bassa intensità che lo stanno rendendo inutile e obsoleto. Dall'Afghanistan (dove continuano a morire soldati italiani) alla Libia, decine di scienziati ed esperti di ogni settore stanno testando ogni genere di strumento impiegato nel settore bellico. Dai sistemi di comunicazione alle bende chirurgiche. Pare abbiano qualche problema con le bombe "intelligenti" ma si stanno impegnando con una sperimentazione basata sulla quantità.

Ogni singolo episodio è oggetto di analisi da parte del settore "produttivo" perché la guerra moderna e' anche questo, come ci ha insegnato la privatizzazione del conflitto iracheno. E allora perché sprecare soldi in Sardegna se si hanno a disposizioni luoghi e vittime, militari e civili, reali e non vecchie sagome arrugginite? Dai tempi dell'ex Jugoslavia abbiamo imparato che diversi eserciti stranieri temono così tanto di essere causa di patologiie specifiche da scegliere di sequestrare e secretare i cadaveri dei militari deceduti. Peccato che i referti delle autopsie e le successive analisi non verranno mai in possesso della magistratura italiana.

Rimane la risorsa della sperimentazione "civile" ma, oltre ad essere più sensibile al pericolo dei risarcimenti, sta comunque approfittando dei dati provenienti dai conflitti. Molto spesso si tratta di aziende impegnate in entrambi i settori. L'errore strategico dei sostenitori della presenza dei militari è quello di credere che non vi siano alternative economiche in grado di sostenere la popolazione. È indubbio che negli anni si sia creato un indotto ma ora è un ostacolo a un futuro degno.

Se il poligono, con tutta probabilità, ha il destino segnato, il progetto della rete degli otto radar VTS rischia di diventare l'ennesimo insulto alla Sardegna. Se non vogliamo ritrovarci tra qualche anno a denunciare strane morti e strane malattie, dobbiamo imporre il rispetto assoluto del territorio. Quirra è stata una lezione fin troppo dolorosa.

Massimo Carlotto

Per chi volesse ulteriormente approfondire gli effetti deleteri delle munizioni eufemisticamente definite "potenziate", segnaliamo anche l'articolo "L'eredità biologica della guerra" , di Paola Manduca.